Maturità 2026: il ritorno all’essenza di un rito formativo
Il 2026 vedrà il ritorno all’appellativo storico dell’Esame: addio al freddo “Esame di Stato” e bentornato “Esame di Maturità”, simbolo di crescita, responsabilità e identità formativa. Questa modifica non è solo linguistica: è l’emblema di una trasformazione che vuole restituire centralità alla persona dello studente e alla sua maturazione culturale.
Un orale snello, più mirato e impegnativo
Per la Maturità 2026, il Ministero dell’Istruzione deciderà entro gennaio le quattro discipline su cui verterà il colloquio: un passo deciso verso un esame più focalizzato, che risponde alle esigenze sia del mondo accademico sia di quello del lavoro.
Sparisce invece il tradizionale “documento iniziale” scelto dalla commissione — come foto, testo o immagine — che fino al 2017 apriva l’orale: non più spunti distanti dai contenuti effettivi delle discipline.
Scena muta: niente più compromessi, è bocciatura automatica
Una delle novità più forti riguarda la fermezza del sistema: chiunque scelga di non rispondere durante l’orale verrà bocciato automaticamente, a prescindere dai risultati ottenuti nelle prove scritte e nei crediti acquisiti.
Questo provvedimento arriva in risposta ai casi del 2025, in cui alcuni studenti optarono per la “scena muta” come gesto simbolico, confidando nella promozione grazie alla somma di punti accumulati: con la nuova norma, quel margine di incertezza è stato eliminato.
Commissioni “snellite” per una maggiore funzionalità
Con l’obiettivo di rendere l’esame più efficiente sul piano logistico e organizzativo, le commissioni d’esame vengono snellite: da sette componenti (il presidente esterno, tre commissari interni e tre esterni) si passa a cinque (presidente esterno e quattro commissari, due interni e due esterni).
Questa riduzione non è solo nominale.
Secondo i sindacati, il taglio comporterà un risparmio di circa 15 milioni di euro, che il governo destinerà a risorse per la formazione, stipendi aggiuntivi e assistenza sanitaria per i docenti.
Prove scritte: la stessa struttura, ma risultati rivelati solo dopo l’orale
Le prove scritte, struttura tradizionale confermata, non cambiano.
La prima resta l’Italiano, seguita dalla seconda prova specifica per indirizzo. Tuttavia, una novità importante riguarda i tempi: i risultati delle scritte saranno resi noti solo alla fine dell’orale, per evitare che lo studente si compiaccia o si demotivi in base al voto conseguito.
Percorsi scuola-lavoro rivisti e cittadinanza attiva valorizzata
I Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO) tornano a chiamarsi “percorsi di formazione scuola-lavoro”, per sottolineare il legame tra formazione scolastica e mondo del lavoro.
In più, studenti con voti di condotta sufficienti (≥6/10) potrebbero dover preparare un elaborato sull’educazione civica e cittadinanza attiva. Questa è un’occasione per rafforzare il senso civico e il valore formativo dell’esame.
Bonus punti e attenzione al curriculum studente
La commissione può, a discrezione, aggiungere fino a 3 punti bonus a studenti che abbiano già raggiunto almeno 97 punti, per arrivare al massimo di 100.
Inoltre, i risultati delle prove INVALSI (Italiano, Matematica, Inglese) non saranno più riportati come voti numerici nel curriculum. Verranno sostituiti da una descrizione orientativa del livello raggiunto, evidenziando la loro funzione formativa e non classificatoria.
Le reazioni degli studenti: prevale l’ottimismo ma non manca la cautela
Un sondaggio tra studenti rileva un consenso generale verso le novità: circa il 51% approva la riforma, mentre il 71% sostiene soprattutto l’introduzione dell’orale obbligatorio.
Due studenti su tre vedono di buon occhio la riduzione delle materie all’orale, percepita come un approccio più sereno e meno dispersivo.
Ciononostante, una fetta di studenti (il 19%) teme che questo maggiore approfondimento su materie selezionate possa rendere l’esame più impegnativo. Anche la composizione delle commissioni suscita dubbi. Solo il 32% pensa che la riduzione dei membri renda l’esame più semplice. Il 28% teme che si traduca in maggiore controllo sui contenuti esposti.
Maturità che esige presenza, chiarezza e maturazione
La Maturità 2026 segna un punto di svolta: non un mero esame, ma un momento di passaggio in cui contano conoscenze, responsabilità, presenza e impegno. Con l’orale obbligatorio, il focus su quattro discipline, commissioni più agili e maggiore attenzione ai percorsi formativi. Il sistema vuole porre le basi per un esame più autentico, serio e significativo.
